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Stelle dello spazio

  • Immagine del redattore: MARCO PEDULLA
    MARCO PEDULLA
  • 19 feb 2019
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 21 apr 2019


Fotografia
Challenge

E noi continuiamo a osservare quegli oggetti luminosi nelle notti di cielo limpido. In quelle notti in cui fuori dagli occhi indiscreti della luna nascosta, alzando lo sguardo verso la volta celeste, Venere, Marte, Giove, Saturno ci sorridono. L’ilarità trasmessa da questi pianeti ci diffonde una sensazione armoniosa e diamo il via all’immaginazione. Ecco che anche le stelle comunicano con noi, ci chiamano per nome, ci invitano a salire lassù per giocare con loro. La distanza che ci divide scompare in quell’attimo sufficientemente lungo per vivere quell’emozione di pace. Noi con loro in una simbiosi mistica ci uniamo in un girotondo contemplativo mano nella mano, compiendo insieme dei movimenti di parallasse e nel tentativo di comunicare con chi davvero ci guarda dal più in alto non si può: Dio che è tra noi e con noi… Eh, sì! In questi momenti l’ansia scompare, quell’ansia frutto dell’imprevedibilità della vita di non avere certezze svanisce. Svanisce perché affidiamo gli animi, i respiri, i battiti, le emozioni, a qualcuno che Padrone indiscusso del perché della nostra esistenza, in un luogo al di là delle galassie a spirale ci scruta senza mai farsi vedere. Perché da soli è impossibile pretendere di avere le risposte che si desiderano, e il non sapere si traduce in un bisogno di credere in una presenza superiore capace di esaudire ogni nostra richiesta se solo lo volesse. In questo modo le paure vengono accantonate e il cuore si affiena ogni volta di quella briciola sensazione di compagnia che ci tiene agganciati a malapena al filo della speranza, un filo invisibile che innesca nel petto un richiamo di emozioni suadenti che ci spingono a non mollare e ad andare avanti. Come se rinascessimo dopo ogni stato di noia, dopo aver toccato il fondo, ritroviamo nella fede l’unica certezza per non sentire lo smarrimento. Solo così, non ha più importanza conoscere le verità dei misteri della Terra, solo così, scatta in noi un meccanismo che ci porta ad avere la sensazione di essere come corpi celesti inebriati di magnitudine, pronti a irraggiare con i raggi del nostro Amore il mondo per renderlo un posto migliore. Non ha più importanza il valore delle cose, perché lo scopo di ogni singola vita non è più misurabile e non dipende da criteri deducibili. Come se il nostro cammino nel mondo fosse solo il frutto di un sogno, ci chiediamo al risveglio dall’inerzia se avesse un senso avere avuto più o meno degli altri. Mille dubbi ci invadono e tutto diventa inutile, le nostre giornate, le nostre passioni, tutto cade nel vortice dell’abisso del pleonastico. Sì, perché nel tran tran quotidiano le nostre abitudini diventano un vero pleonasmo, ripetizioni di atteggiamenti che portano ad avere gli stessi comportamenti, a percorrere gli stessi spazi in maniera improduttiva. In una insoddisfazione generale arriviamo vicino al baratro in attesa della resa dei conti, per liberarci dei nostri scheletri nell’armadio in una caduta. Quando non siamo pronti a farli cadere giù, a spingerli sotto, ci sentiamo insignificanti, cadiamo senza bisogno di cadere, o scappiamo con una velocità di fuga decisamente superiore a quella di uno shuttle. Aspettiamo di riparare l’irreparabile, e ci rintaniamo in un rifugio ideale, in attesa di cambiamenti implodiamo nuocendo noi stessi ed esplodiamo ledendo gli altri.  Se solo amassimo di più, soffriremmo meno le paure. Il nostro cuore diventerebbe come un prisma irradiato dai colori dell’arcobaleno. Se amassimo nel modo giusto, sapremmo affrontare i momenti che ci sorridono meno. Sono le fluttuazioni di pathos, le onde soffuse di piacere, e i misteri che racchiudono a renderci briosi, ma il loro segreto chi può mai saperlo? Sono sensazioni di un campo elettromagnetico che vivono per essere una rivoluzione cosmica nel mixage delle nostre conoscenze. Gli amori della vita sono come delle stelle nel cielo, luminose la sera, invisibili alla luce del sole. Bisognerebbe capire appieno lo spazio-temporale per capire come nascono, come crescono e come muoiono, quando muoiono. E poi capita che proprio sul più bello, mentre stiamo vivendo l’apice del sentimento amoroso, ineluttabilmente arriva un rinculo, una specie di Rasoio di Occam, che taglia tutte le convinzioni che cavalcavano sulla certezza della nostra lunghezza d’onda. Il tradimento diventa una dicotomia tra sentimento e ragione. E nel dolore la beffa è lì pronta ad attenderci. Diventiamo il bersaglio di flotte di pirati comunissimi, pronti a giudicare, a sparlare, padroni degli amori disillusi, uomini di ghiaccio impossibili da sciogliere che non hanno mai amato, ma che credono di poterne sapere dell’amore. Ferendo, dando le loro maledette sentenze, fottuti bastardi. E noi credendoli amici li ascoltiamo, e più li ascoltiamo più soffriamo. Loro non sanno che l’amore nasce come una stella. La quantità di gas che occorre a formare una stella è simile al tempo che impieghiamo a conoscere la nostra potenziale rubacuori. La stella si forma per mezzo di quella forza di attrazione che porta in collisione gli atomi di gas, una collisione molteplice che ha lo scopo di fonderli in elio e così accenderla. L’Amore nelle fasi iniziali di frequentazione tra due persone che si attraggono, produce un effetto fisarmonica tradotto nella voglia di volersi vedere sempre in appuntamenti innumerevoli finalizzati a racchiudere le emozioni in un un’unica formula: l’unione. Ma se il sentimento funzionasse come le stelle, sarebbe deludente, perché quanto maggiore per loro sia la riserva di combustibile tanto prima si esaurirebbero. Sembra però molto vero, più le passioni sono forti, più finiscono per dissolversi prima. Forse il vero Amore esiste per pochi. Forse è riconducibile ai casi in cui una nana bianca non implode in quanto soddisfa il limite di Chandrasekhar di circa 1,4 volte la massa del Sole. Qui, la stella avendo una massa minore non implode più e il suo collasso viene fermato dagli elettroni degeneri. L’amore vero è come una nana bianca che diventa stabile. Chissà e chi lo sa. Noi, piccoli mortali possiamo solo parafrasare i comportamenti degli oggetti nelle numerose galassie a spirale. L’orizzonte degli eventi, dove nascono e crescono le emozioni è un confine invalicabile. E se fossimo un buco nero di sentimenti, di certo non permetteremmo mai alla membrana esterna unidirezionale, di controllare e delimitare le nostre rotte, perché la voglia di evadere e di sconfinare restando fedeli al proprio cuore è perla dello stretto mondo infinito in cui abitiamo.

 
 
 

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