Quantum di Messaggi
- MARCO PEDULLA
- 19 feb 2019
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 21 apr 2019

Che cosa successe realmente durante i primissimi istanti della vita dell’uomo e che cosa accadrà alla fine del suo ciclo, quando giungeranno campi gravitazionali così forti da non poter più ignorare gli effetti quantistici? Nei libri di scuola a tutti sicuramente è capitato di leggere del cosiddetto Big Bang, ovvero di una delle teorie più accreditate dell’astrofisica secondo la quale un’esplosione primordiale avrebbe dato origine all’Universo. Ma la possibilità di uno spazio-tempo finito e illimitato mette a dura prova i vari assunti e si preferisce sposare l’idea di un inizio arbitrario per opera di un essere Onnipotente, o di un processo di creazione autogenerante. Secondo le condizioni al contorno caotiche esisterebbero sia un universo spazialmente infinito e sia un numero infinito di universi. Ma come è possibile? Non ci sarebbe da meravigliarsi! In fondo lassù chissà quanti miliardi di zeri dovremmo far seguire al numero uno per indicare la quantità di esplosioni di supernove pronte a seminare vita nel bene e a portare antivita nel male delle ipotesi. Ma cosa succede esattamente al di sopra del cielo e delle stelle, nell’immaginario infinito che non possiamo vedere a fondo e toccare? Magari lo sapessimo con esattezza, magari conoscessimo tutti i segreti della vita interstellare e degli enigmatici universi. Io vedo il tutto come un’olimpiade intergalattica. Un’olimpiade di giochi cosmologici birichini, dove energie gravitazionali e materiali, negative e positive, gareggiano come delle maratonete alla conquista di un traguardo, una meta che si identifica con il posto migliore da raggiungere. La conquista di quella porzione di cosmo acme della vita che è sempre in movimento e continua a cambiare posizione. È un po’ come succede con una torta, la fetta migliore sta al centro ed è quella più ambita che in genere viene tagliata a forma di cerchio. È un quantum irrisolvibile. Bisogna approfondire su wikipedia, e laddove rimangano le lacune ricorrere alle biblioteche comunali. Perché se esistesse un tempo immaginario, composto di numeri irreali pronti a ruotare in interminabili calcoli magnetici per definire soluzioni di problemi spaziotemporali dentro un piano euclideo, cosa accadrebbe? Sembra un meccanismo di orologeria che non si lascia comprendere ed è difficile da spiegare. È un Universo in contrazione, dove ogni realtà diventa il suo opposto. Viviamo in attesa di una inversione temporale, di un ribaltamento di poli. Quando accadrà perderemmo la concezione del tempo? Avrà senso pensare a un passato, un presente e un futuro? Cambiare il corso della freccia del tempo sarebbe realmente possibile? Sarebbe possibile immaginare di morire prima di nascere? Siamo in un film di fantascienza, dove l’impossibilità diventa possibile. Abbiamo perso l’inventario delle rimanenze della nostra vita. Ecco perché siamo fatti così. È un magnetismo che non ci fa vedere le cose più ovvie. Le soluzioni potrebbero essere dentro il buco nero della nostra coscienza, un valico nascosto che una volta attraversato non lascia la possibilità di tornare indietro. E se lo attraversassimo per davvero per trovare delle risposte, potremmo mai comunicarle e tornare indietro riuscendo a superare quella immensa gravità? Come potremmo trovare la supergravità, come potremmo dominare le sue proprietà per vincere le forze che generano il meccanismo di ascesa e caduta della vita? Arriverà il giorno in cui saremo capaci di compendiare un processo vitale così incredibilmente vasto, il giorno in cui saremo in grado di trovare una teoria unificata completa che associ ogni scienza sotto un unico disegno. Quando arriverà quel momento, ci saranno ancora segreti oppure no? La ragione umana avrà lo stesso significato di oggi? Sebbene siamo ancora inconsapevoli del nostro destino, abbiamo ancora delle certezze che nessuno potrà mai toglierci. Noi siamo degli strumenti capaci attraverso le nostre dinamiche, i nostri movimenti di influenzare il mondo. Non è necessario sapere perché ci siamo, perché viviamo, e perché interagiamo in questo girotondo, per poter dimostrare a noi stessi di esserci e di poter lasciare un segno come prova di questo. Qualsiasi sia il nostro destino, siamo noi gli artefici, siamo noi a decidere la direzione da seguire durante il nostro cammino. La fede in Dio, o la scienza con i suoi principi evolutivi, ci prenderanno per mano tutte le volte per aiutarci a credere in quello che abbiamo bisogno per andare avanti. Ma il nostro bisogno di comunicare, di compiere la nostra missione, quand’anche alla più difficile delle domande venisse data una risposta esauriente, non terminerà mai. È questo bisogno interiore di comunicare, di sognare, che ci rende unici e irripetibili, un bisogno che scompare in momenti difficili per poi riapparire impetuosamente per colorare i contorni dell’iride nei momenti più raggianti. Un bisogno che ci rende capaci di mandare e ricevere messaggi, messaggi d’amore, di pace e di speranza che noi captiamo vivendo nelle nostre esistenze per poi trasmetterli a chi vogliamo bene. Messaggi che piovono dal Cielo per trarci in salvo e facendone buon uso diventano arcobaleni nei nostri cuori. Messaggi che ci portano a essere dei Messaggeri, di noi stessi e per conto di altri. Messaggi che frutto dei nostri pensieri aleggianti ci conducono a essere padroni indiscussi di un volo mentale in uno spazio sconfinante tra il coraggio di vivere e l’angoscia di morire.
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