L’ascesa sociale
- MARCO PEDULLA
- 19 feb 2019
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 21 apr 2019

La magia dell’Amore è un sentimento sospeso tra la realtà e la finzione. Sospeso in una dimensione che percepiamo, ma non vediamo. Possiamo sentirlo, ma non possiamo toccarlo. È sfuggente, ballerino, altalenante. È così facile trovarlo quanto perderlo. È simile alle sorti di una ballerina di un harem che danza fino a quando il sultano non ne ha abbastanza. La sua esistenza completa la nostra vita, altrimenti la stessa potrebbe sembrarci inutile. Se non esistessero le emozioni, nessun traguardo raggiunto sarebbe gratificante e motivante perché non potremmo gioirne. I sentimenti esistono per completare le nostre esistenze, per renderci protagonisti della realtà. E quando abbiamo l’amore, o crediamo di averlo: alla fine non è sufficiente. L’amore non ci basta ad acquetare l’inappetibile necessità di voler pavoneggiare e primeggiare per quello che siamo, per quello che abbiamo fatto e per quello che riusciremo a fare. Chiamiamola ascesa sociale. L’obiettivo del dopo il diploma, del primo lavoro, all’Università o addirittura il desiderio di un bambino di voler diventare qualcuno piuttosto che un altro da grande. La competizione diventa un optional disponibile solo per chi scende a compromessi, perché non è mai sana. La meritocrazia non è mai di serie. Chi tenta di emergere nella vita, gareggiando nel perimetro della legalità, viene scavalcato da chi scende a patti illeciti. È una via d’accesso riservata a pochi, a chi è disposto a scambiare favori, o a chi appartiene già di suo alla casta per diritto di nascita. Una sbarra che limita il proliferare delle capacità dei singoli geni. Ecco sfornare, raccomandazioni e concussioni come fossero “il pane quotidiano”. Siamo succubi dell’invenzione di un’altalena che spostata dagli stessi potenti, muove su tutti quelli che sedendosi sopra scendono a patto con loro. Gli osservatori incolpi ineluttabilmente esplodono di sfiducia, restando ciechi, sordi, increduli, fingono ogni volta che il loro mondo è vittima di una fase di luna piena e che il giorno dopo tutto tornerà normale. Non cedere alla soggezione al tiranno significa allontanarsi e darsi sconfitti o lottare per perdere. L’alternativa vincente è scegliere di rimanere in disparte, in attesa che prima poi la giustizia condanni questi soprusi, ristabilendo un ordine di ascesa e accesso sociale democratico e meritocratico. È come restare in stand-by nella speranza di vedere che la realtà cambi, un po’ come un calciatore che chiede all’allenatore di lasciarlo in panchina sapendo che tanto non lo avrebbe schierato in campo. Non cedendo a compromessi viviamo sereni, senza obblighi, vincoli, solo padroni di noi stessi, ne guadagniamo di salute. Non finiremo mai sulle pagine dei giornali, i nostri scandali accaduti e futuri resteranno in famiglia come i panni sporchi …si lavano. Questo vuol dire essere liberi. L’unica garanzia per non finire mai preda nella rete del sopruso e della corruzione. Un duello senza sfida, nessuna vincita da elogiare. Astenersi dal mondo della corruzione e del peccato, è la migliore soluzione per combatterlo. Ignorando la sua esistenza non scomparirà di certo, ma pian piano non riuscirà a trovare la sua ragion d’essere e imploderà. Gli estranei a questo monopoli-tarocco legittimato dalla consuetudine mascherata di pochi devono continuare ad aggrapparsi allo scoglio della rettitudine. Devono essere fieri della loro onestà. Siamo in un purgatorio terrestre e non dobbiamo cedere all’inganno. Viviamo in una non vita che è la nostra vita sospesi tra forze del bene e del male. Possiamo scegliere di vivere per amare, anziché odiare, ma purtroppo non ci basta. Il potere, il denaro, la superiorità di un essere su un altro sono fonti di attrazione per ognuno di noi. Scegliamo la carriera all’amore. Perché vivere come due cuori e una capanna se al giorno d’oggi gli amori sono passeggeri non avrebbe senso. Non esiste più il sacrificio in amore, tanto che siamo egoisti e individualisti. D’altronde il lavoro gratifica e i licenziamenti sono più difficili da attuare rispetto alla facilità di troncare una relazione, specie se non tutelata dal matrimonio. Ormai abbiamo smesso di cercare la triade dei sentimenti nell’anima, quell’ammaliante emozione che ci completa di un benessere psico-affettivo. Si è risvegliato un drago dentro un inappagabile vortice belato pulsante del cuore, sensazione di défaillance che picchia nel petto delle sue vittime. E dove è finita la fede in tutto questo? La religione cosa ci consiglia? Cosa ci insegna? Cosa sta facendo per noi? Se fossimo delle antenne e riuscissimo a sintonizzare i nostri canali con Dio, quale energia divina si rivelerebbe? Saremmo capaci di incontrarlo, vivendo sulla Terra? È un mistero, come lo sono il volo radente di un uccello e il ticchettio di un orologio che non lasciano tracce evidenti e tangibili durante i loro spostamenti. È tutto un movimento senza traccia, l’avanzare delle lancette, il planare degli uccelli. Ma che può fregarci dell’ascesa sociale? A noi che non sappiamo neppure chi siamo, perché viviamo e quando moriremo. Siamo tutti mortali succubi di uno stato ipnopompico in un purgatorio terrestre dove le nostre conoscenze sulla vita si perdono. L’oscurità si infittisce delle nostre sventure. Le àncore delle nostra lucidità si inabissano in oceani di lava. I nostri ricordi scompaiono, vengono cancellati o una amnesia perenne ci proibisce di riesumarli all’occorrenza. Dobbiamo smetterla di archiviare le nostre esperienze nel lunario dell’insoluto, dobbiamo cercare di tenerle vive anche quando ci sembrano insignificanti. Dobbiamo svegliarci, reagire da vite impantanate in manie di protagonismo ingannevoli che ci fanno perfino credere che esiste il fragore cupo di un tuono senza eco. L’abilità è comprendere che essere sospesi in un purgatorio terrestre in una non vita, che è la nostra vita, tra la vita e la morte, ci fa crescere le ali della consapevolezza e ci fa volare verso la luna che rischiara ogni nebbia. Solo così, emozionandoci di nuovo, ritroveremo la pace di un tenue equilibrio. E a ogni notte contemplando il dolce chiarore del satellite buono, fino al punto in cui la sua luminosità avrà diradato la foschia, allontaneremo i nostri dubbi.
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