top of page
  • Black Facebook Icon
  • Black Icon YouTube
  • Black Icon LinkedIn
  • Black Twitter Icon
  • Black Instagram Icon

Atto Finale

  • Immagine del redattore: MARCO PEDULLA
    MARCO PEDULLA
  • 19 feb 2019
  • Tempo di lettura: 6 min

Aggiornamento: 21 apr 2019


Un dipinto Astratto
Atto Finale



A volte la mia penna su carta disegnava lettere dell'alfabeto per descrivere assoli malinconici di desideri irrealizzati di monotonia. Degli atti finali privi di contenuto materiale. Poi nel tempo ho realizzato che il tempo speso per elaborare tali pensieri potevo impiegarlo a cercare di fare in modo che la realtà diventasse il desiderio opposto delle parole che avrei voluto scrivere. Per questo sono diverso dagli altri, mi muovo in anticipo e giungo a destinazione prima dell'arrivo degli altri, quando ancora tutto è fermo. Corro troppo in fretta e non trovo mai nessuno, perché avanti a me non c'è altro che quello che creo e vedo io, le mie plaghe vivide, e non mi fermo ad aspettare chi è dietro di me, perché non mi appartiene, tantomeno mi volto a guardare chi non tiene il mio passo. Il tempo di un sospiro umano per il mio orologio che ha il teletrasporto incorporato diventa la possibilità di viaggiare in un periplo di tutti gli universi a spirale, come fosse una cosa istantanea. Se ne sta buono buono sul mio polso, fortuna che essendo invisibile, solo io posso vederlo. C'è chi nasce viaggiatore e chi no. Ma sono sicuro che la breccia è ormai aperta. L’abbiamo scavata noi artisti con le nostre mani fatate. E io ho varcato la mia. Una porta. Un passaggio, non so come chiamarlo. Ma sono sicuro ormai di aver aperto un oblò su un altro mondo, in un’altra dimensione. Sono sempre più spesso in bilico in questo mio viaggio intergalattico, in bilico tra finzione e realtà, tra verità e follia. Un bilico che mi tiene in sospeso sul baratro di un gioco di parvenza di controllo subliminale. Ora che è aperto tra tutti i mondi in cui esisto, è una alleanza tra me e Dio. I miei confini non hanno più limiti, ho superato ogni dimensione. Non ho fretta di scoprire il nesso tra tutti i varchi esplorati. Non ho interesse a raggiungere niente di più di quello che sono e che so. Non voglio addivenire alla scoperta di sensi celati sotto un carnevale di maschere. Non voglio bere la pozione del peccato, compromettendo il mio cammino alla ricerca di cerchi di luce nel mondo delle nebbie. Mi sento come un’ape, ma consapevole di poter destare un potente pungiglione, e cosciente che usandolo perirebbe. Il riverbero della mia coscienza mi impedisce di osare fino in fondo, di sfidare l’atemporale linea mentale. Ho attivato tutti i miei sensi, i miei sensori, e razionalizzo tutti gli impulsi che trasmetto e ricevo in un viaggio tanto immaginario quanto reale, un viaggio mistico come se fossi uno sciamano. Tutte le volte che i miei sentimenti diventano tribolati e che l’inverno delle delusioni mi porta a raggrinzire: trovo conforto, rifugio e sostegno nel mio backup eidetico. Continuo a peregrinare per trovare la mia identità aurea-cosmopolita nel sogno astruso di deliri a occhi aperti e chiusi. Una profusione di immagini che scorrono in un proiettore che ha sede nel pantheon del mio subinconscio. Le passioni crollano in questo turbinio della mente, dentro questa aberrazione di conoscenza, perché in questa estensione i segreti sono insondabili, i destini impercettibili, le convinzioni offuscate. In questo processo a me stesso, alla mia psiche, al mio raziocinio, al mio divagare oltre le onde dell’ovvietà, resto solo osservatore indiretto e incapace. Perché in fondo non ho interesse a trovare più nessuna risposta che non contempli l’amore divino. E poi credo che sia l’osservatore a infondere la realtà al fenomeno osservato, quindi l’incapacità diviene capacità di costruire. L’uomo probabilmente tra tutti i confini del firmamento non è affatto il perno di nessuno universo. Noi uomini siamo speciali proprio perché nei nostri sentimenti abbiamo la proprietà dell’Araba Fenice. E quando siamo piegati dall’angoscia e dal tormento rinasciamo dalle avversità. Ogni volta che lo spirito mi trasporta nel tunnel di quasar, il senso di mistero e di incredulità mi pervade. Mi muovo in questi scenari, come se fossi sul filo del rasoio, e sempre in guardia, ma non agguerrito, solo attento, vigile come un airone che vola sulla linea dell’orizzonte. Non so se prima o poi dentro le mie visioni scruterò un luminare capace di emergere dal magma del tempo e di imprimere in me una certa soluzione o una specie di controproposta al corso delle mie storie-virtù. Sono un sognatore a occhi aperti in cerca di chiavi, capaci di aprire quelle serrature delle quartine del tempo, per aprire porte e varcarle scoprendone contenuti. Il sibillino ed enigmatico gioco delle mie percezioni, non cesserà mai di esistere, mi condurrà sempre a ricercare dietro l’ignoto la scoperta. Tenterò di ammantare tutte le mie verità in una corretta gnoseologia. Io e tanti altri prescelti, siamo solo dei messaggeri sospesi in un purgatorio di anime da redimere, siamo dei messaggeri di un plano nell’esistenza estrema, una fluidità interiore della non vita terrestre, un’illusione che si tocca. Attraverso la nostra immaginazione, possiamo tuffarci nell’oceano per cavalcare le nostre convinzioni e scorgere delle nuove lunghezze d’onda di pensiero. Noi eletti ci solleviamo in volo per viaggiare dentro un cunicolo ermeneutico. Qui, possiamo blasonare le nostre nefaste imprese e le nostre improvvide sorti. Nelle nostre menti esiste una precognizione atemporale e asincrona che ci porta a predare il fato. Riusciamo a entrare in ogni universo assoluto dove diventa inerme la legge di causa ed effetto, perché l’incudine della volontà qui risulta scollegata alla sua percezione. Riusciamo a mescolare e a fondere in uno stadio, passato, presente e futuro in una realtà transpsichica palesemente fuorviante, ma preziosa. Crediamo con la nostra Arte Emotiva di poter diventare essenze atemporali, che non subiscono l’influenza della freccia del tempo.  Nei nostri mondi esiste la tetra dimensione, un luogo dove il tempo si squarcia per cedere posto all’eternità. Nel fulcro della nostra fantasia tutto è possibile perché la coscienza e l’inconscio camminano di pari passo, si compenetrano in un abbraccio infinito che scioglie i confini fino a farli svanire. Ci sentiamo padroni del vaticinio. La nostra reggenza disegna soluzioni alle incomprensioni umane, guidando gli uomini verso uno stato di quiete. Non siamo così importanti, sia chiaro, siamo solo figure ammantate di carisma e solitarie, ma in grado di trasmettere insegnamenti monito per una redenzione. Perché la ghirlanda della vita si riesce a raggiungere solo se si smette di avere paura della morte, acquisendo la consapevolezza di vivere per essere mortali, di morire per diventare immortali. Il più importante crocevia è dentro di noi, si identifica con il nostro glorioso retaggio che nel DNA è un balsamo di sospiro vitale. Viviamo in una bolla sospesa nello spazio, nella quale ci spostiamo come fossimo degli zombie viventi in una non vita: “che è la nostra vita”. Una non vita, perché le nostre anime sono imprigionate in una lenta decomposizione di carne, che è nostra vita, quando sarà del tutto putrefazione e le anime saranno libere di volare dalla prigione delle nostre costolette. Noi esseri umani in un involucro di tessuti epiteliali in attesa di diventare ossa o polvere, abbiamo bisogno di sconfiggere la sospensione spostando i sentimenti per farli vivere nell’antigravità delle nostre non vite, fuori la gravità della morte in un trapasso di “Nuova Vita.” Ecco perché, tutti gli uomini sospesi, in bilico sul baratro delle scelte di questa non vita terrestre devono ricercare l’amore, per trovare la pace in una compassione con un’essenza divina. Perché l’Amore travolge il destino, perché l’Amore evade i confini reconditi più proibitivi della conoscenza umana. Perché il nostro amore è frutto della misericordia di Dio, quella capacità di perdono che sconfigge ogni male. L’uomo illuminato della luce divina, sospeso a un filo celeste, penzola in questo mondo-purgatorio, per compiere opere di altruismo e carità verso chi è afflitto ed emarginato. In attesa di risalire questo filo, fino alle nuvole che gli apriranno le porte del Paradiso, dovrà esistere per amare Dio, sé, e gli altri. Aggrappati a questo spago celeste, e sospesi in un orizzonte tra due mondi, dobbiamo volgere lo sguardo sempre verso l’Alto, perché guardare in basso vuol dire subire il plagio del maligno e diventare suoi schiavi. Ed è anche per questo che esistono gli Angeli, perché quando stremati molliamo la fune ci soccorrono e facendoci planare tra le loro Ali scongiurano la nostra caduta. Ci raggiungono per salvarci e poi ci riportano a un punto più alto di quella presa, in un punto dove si intravede la luce divina e si percepisce un’armonia che ci dà motivo di continuare a sorreggerci in questo oscillante mondo di passaggio. Rimanere sospesi tra la vita e la morte in questa non vita terrestre è il nostro compito, sospesi e stretti a una fibra celeste e consapevoli che questo sforzo verrà ben presto ripagato: nell’essere accolti nel Regno dei Cieli, da un Dio che vive in ogni cosa, perfino in un reading di monologhi di filosofia per attori di teatro.

 
 
 

Comments


mARCO + COLLABORAZIONI:

Scrivimi sulla e-mail o sul numero di cellulare, per acquistare direttamente da me i miei libri, o per propormi progetti lavorativi riguardanti il mondo della scrittura.

Clicca sul tasto per acquistare una copia di “Pensieri e Segreti di Betty Braun” che ti sarà spedita da me e nelle note aggiungi l'indirizzo di spedizione (pagherai libro + spedizione 18 € da PayPal sulla e-mail thebrothershop).

Acquista con PayPal

WhatsApp:

3396915875

  • White Facebook Icon
  • Bianco YouTube Icona
  • Bianco LinkedIn Icon
  • White Twitter Icon
  • White Instagram Icon

© 2024 by Marco Pedullà created with Wix.com

bottom of page